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News e rassegna di giurisprudenza

8 luglio 2019

Materiale in preparazione del quinto incontro del ciclo "Diritto e Sanità" - 11 luglio 2019 - Università Statale di Milano

Colpa medica, inapplicabile la causa di non punibilità di cui all’art 590 sexies, comma 2, c.p. se la condotta è imprudente o negligente

Con la sentenza in oggetto la Corte di Cassazione si pronuncia su uno dei temi più rilevanti e complessi ai fini della causa di non punibilità prevista dalla legge Gelli-Bianco: la distinzione tra condotte imperite, negligenti ed imprudenti. I Giudici di Legittimità ascrivono all’imprudenza le condotte connotate da avventatezza ed imprecisione nell’utilizzo di dispositivi chirurgici, alla negligenza l’inosservanza di regole cautelari e all’imperizia la mancata osservanza delle leges artis “per inidoneo tecnicismo chirurgico”. Nel caso di specie, la Quarta Sezione della Cassazione ritiene che l’uso maldestro dell’elettrobisturi non integra esclusivamente una forma di colpa per lieve imperizia, dovendosi affermare la penale responsabilità dell’imputato anche in ordine alla imprudenza e negligenza poiché il medico non ha considerato le conseguenze conosciute o conoscibili dell’intervento chirurgico, non rispettando alcuna prescrizione contenuta nelle linee guida; per questo motivo non è applicabile la causa di esclusione della punibilità ex art 590 sexies, comma 2, c.p.

5 luglio 2019

Materiale in preparazione del quinto incontro del ciclo "Diritto e Sanità" - 11 luglio 2019 - Università Statale di Milano

Legge Gelli-Bianco, una prima applicazione della causa di non punibilità ex art. 590 sexies, comma 2, c.p.

Contributo del Dott. Francesco Giuseppe Vivone, Centro Studi Borgogna

Con la pubblicazione della sentenza in allegato forniamo un primo contributo all’incontro conclusivo del ciclo “Diritto e Sanità” che si terrà giovedì 11 luglio presso l’Università Statale di Milano. La pronuncia ha particolare rilievo in quanto è tra le prime ad applicare la causa di non punibilità prevista dall’art. 590 sexies, comma 2, c.p. Con la sentenza in oggetto, il Tribunale di Parma ha assolto un medico di pronto soccorso imputato di lesioni personali gravissime per non aver diagnosticato tempestivamente un ictus che causò disabilità gravi e permanenti alla paziente. [...]

2 luglio 2019

Quinto incontro del ciclo "Diritto e Sanità" - 11 luglio 2019 - Università Statale di Milano

«La responsabilità medica: excursus giurisprudenziale e il sistema introdotto dalla legge Gelli-Bianco»

In vista dell’incontro conclusivo del ciclo “Diritto e Sanità”, incentrato sulla responsabilità dell’esercente la professione sanitaria, pubblicheremo le sentenze di maggiore interesse sul tema dell’accertamento della colpa medica, con particolare riferimento all’applicazione della c.d. legge Gelli-Bianco. La materia della responsabilità colposa dell’esercente la professione sanitaria è indubbiamente tra le più complesse della scienza penalistica, che da sempre impegna dottrina e giurisprudenza nel tentativo di delineare una strada che possa garantire piena tutela tanto ai medici quanto ai pazienti, nel difficile ma doveroso bilanciamento tra diritto alla salute e garanzia di poter svolgere serenamente un lavoro di grande complessità tecnica. Anche a seguito dell’intervento legislativo, nel 2017 con la Legge Gelli-Bianco - che nelle intenzioni del legislatore avrebbe dovuto fornire maggiori garanzie e tutele alla classe medica, anche al fine di ridurre il crescente fenomeno della “medicina difensiva” - può dirsi che, ancora tutt’oggi, manchi un quadro organico della disciplina, residuando ancora molte e diverse incertezze interpretative sia nella dottrina che nella giurisprudenza. Nonostante la Suprema Corte sia intervenuta più volte, anche a Sezioni Unite, non si può infatti non riscontrare una preoccupante carenza in termini di certezza e prevedibilità delle decisioni, con evidente vulnus del principio di legalità. In particolare, occorre capire se, visto il continuo evolversi dell’interpretazione giurisprudenziale, un esercente la professione sanitaria sia oggi in grado di porre in essere condotte professionali prevedendone le conseguenze giudiziarie in caso di esito infausto ed entro quali limiti sia riconosciuta la causa di non punibilità prevista dall’art 590 sexies, c. 2 c.p.

Se questo è il variegato e - sia concesso - “confuso” scenario, l’incontro dell’11 luglio si appresta ad essere l’occasione per tirare le fila e riflettere sullo stato dell’arte in tema di colpa medica, senza trascurare, come da nostra abitudine, le prospettive de jure condendo, grazie all’autorevole e quantomai prezioso contributo del Consigliere di Cassazione, Dott. Travaglino e dell’ Avvocatessa della Direzione Generale Welfare della Regione Lombardia, Avv. Spreafico.

05 giugno 2019

Particolare tenuità del fatto, il Decreto di archiviazione dev'essere inserito nel casellario giudiziale

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dato risposta al quesito “se il provvedimento di archiviazione per particolare tenuità del fatto a norma dell’art. 131-bis c.p. sia soggetto all’iscrizione nel casellario giudiziale ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. f), d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313”. Con l’informazione provvisoria pubblicata in data 30 maggio i Giudici hanno affermato che “il provvedimento di archiviazione per particolare tenuità del fatto deve essere iscritto nel casellario giudiziale, fermo restando che non ne deve essere fatta menzione nei certificati rilasciati a richiesta dell’interessato, del datore di lavoro e della pubblica amministrazione”. Non appena saranno pubblicate le motivazioni della pronuncia in oggetto sarà nostra premura metterle a vostra disposizione sul sito.

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03 giugno 2019

Il caso Morosini: la Cassazione annulla la sentenza della Corte d’appello

A sette anni dalla morte del calciatore Piermario Morosini, la Cassazione annulla con rinvio la sentenza di condanna nei confronti di tre medici che, nella ricostruzione operata dalla Corte territoriale, non avevano fatto tutto ciò che avrebbero dovuto e potuto fare per evitare l’evento infausto. Con la sentenza in oggetto, i Giudici della quarta sezione affrontano i principali temi inerenti alla responsabilità colposa dell’esercente la professione sanitaria, dichiarando la motivazione della sentenza contraddittoria sia per quanto riguarda la valutazione delle prove scientifiche sia sotto il profilo del nesso eziologico tra condotta e probabilità di prevenire l’evento. In particolare i Giudici di merito si sarebbero affidati alla  “teoria della perdita di chance” - un indirizzo giurisprudenziale risalente ai primi anni duemila - in base al quale, nella verifica del nesso di causalità tra la condotta del sanitario e la lesione del bene della vita del paziente, occorre privilegiare un criterio meramente probabilistico, sulla possibilità di successo del comportamento alternativo. Una valutazione – conclude la Corte –“ che si pone in frontale e non motivato contrasto con le indicazioni espresse dal diritto vivente, secondo cui la valutazione avrebbe dovuto tener conto dello specifico quadro clinico presentato dal giovane”.

31 maggio 2019

Banca d'Italia. Relazione annuale sul 2018 in sintesi

Pubblichiamo in allegato una sintesi della relazione annuale della Banca d’Italia, presentata oggi a via Nazionale. La Relazione contiene un’ampia analisi dei principali sviluppi dell'economia italiana e internazionale nell’anno precedente e nei primi mesi di quello in corso ed è corredata di un’appendice statistica; il governatore Ignazio Visco ha infine rassegnato le sue considerazioni sui temi socio-politici di maggiore attualità per la vita economica del Paese.

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31 maggio 2019

La Legge Spazzacorrotti arriva in Corte Costituzionale

Nella giornata odierna è stata rimessa al giudizio della Corte Costituzionale la l. 3/2019 nella parte in cui preclude la possibilità di richiedere misure alternative al carcere anche per quei condannati che hanno commesso i fatti di reato prima dell’entrata in vigore della suddetta norma. Restiamo in attesa di una autorevole pronuncia della Consulta, che dovrà confrontarsi con un orientamento ormai consolidato secondo cui “le misure alternative al carcere partecipano alla natura della pena, proprio per il loro coefficiente di afflittività: esse sono pertanto alternative non alla pena in generale, ma alla pena detentiva , ed in quanto tali devono considerarsi norme di carattere penale sostanziale, sì da non poter essere applicate al di fuori del principio di riserva di legge.”

22 maggio 2019

Confindustria, Relazione del Presidente, Vincenzo Boccia
Assemblea 2019, Roma, 22 maggio

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16 maggio 2019

Provvedimento urgente in diramazione
Schema di decreto legge recante disposizioni urgenti in materia di famiglia

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16 maggio 2019

Formazione 231 e Focus Whistleblowing

Una ricostruzione chiara e completa della disciplina ex D.Lgs. 231/01, con un focus dedicato alle recenti novità in materia di whistleblowing e alle loro modalità di attuazione. Ideale punto di riferimento per le attività aziendali di formazione sulla responsabilità da reato degli Enti.

Avv. Fabrizio Ventimiglia

16 maggio 2019

Cass. Pen. Sez. IV, sent. 16 maggio 2019 n. 20833

Sicurezza sul lavoro – Responsabilità datore

Non vi è penale responsabilità per lesioni o omicidio colposo in violazione dell’art. 71 D.lgs. 81/2008, che fa obbligo al datore di lavoro di verificare la sicurezza delle macchine e di rimuoverne ogni fonte di pericolo per i lavoratori addetti al loro utilizzo, se non è dimostrata con certezza la consapevolezza del datore di lavoro circa l’utilizzo improprio da parte dei lavoratori dei macchinari.

A parere della Corte, in alcuni casi la certezza della conoscenza di prassi incaute messe in atto dai lavoratori può essere inferita sul piano logico (ad esempio quando la rimozione delle protezioni è finalizzata ad una politica aziendale di aumento della produttività) ma quando non esistono elementi per dedurre la conoscenza o la conoscibilità delle suddette prassi, è necessaria l’assunzione di elementi certi ed oggettivi.

Diversamente ragionando, si porrebbe in capo al datore di lavoro una responsabilità penale “di posizione” che andrebbe a non tener conto della concreta prevedibilità dell’evento, accertamento imprescindibile nell’ambito dei reati colposi, con un inaccettabile sconfinamento in una forma di responsabilità oggettiva.

15 maggio 2019

Provvedimento urgente in diramazione
Schema di decreto legge recante disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica

14 maggio 2019

Cass. Pen., Sez. 5, sent. 14 maggio 2019 n. 20532

BANCAROTTA – PLURALITÀ DI FATTI L’aggravante speciale prevista dall’art 219, c. 2 l.f. costituisce una deroga in favor rei alla disciplina del concorso di reati, del cumulo delle pene e della continuazione costituendo una disciplina più favorevole di quella che deriverebbe dalla determinazione della pena seguendo le regole generali in tema di pluralità di reati. Con la sentenza in oggetto la Suprema Corte sottolinea che – stante la determinazione di pena meno gravosa rispetto alla continuazione- per l’applicazione della aggravante della pluralità di fatti di bancarotta non è necessaria la formale contestazione dell’art. 219, c.2, essendo sufficiente quella dei plurimi fatti di bancarotta. A parere dei Giudici, non sussiste altresì interesse ad impugnare da parte del ricorrente nel caso in cui il giudice di appello applichi la circostanza aggravante in riforma della statuizione di primo grado che abbia applicato la disciplina della continuazione.

14 maggio 2019

Cass. Pen., Sez. I, sent. 14 maggio 2019, n. 20494

Bancarotta – operazioni infragruppo

Per escludere la natura distrattiva di un’operazione infragruppo è onere dell’amministratore dimostrare i benefici indiretti, connessi al vantaggio complessivo del gruppo, e la loro idoneità a compensare efficacemente gli effetti immediatamente negativi dell’operazione compiuta nei confronti della singola società.

Con la sentenza in oggetto la Suprema Corte stabilisce che la semplice appartenenza di una società ad un gruppo non rende di per sé plausibile l’esistenza dei cosiddetti benefici compensativi e che dunque non spetti alla compagine che ha agito contro il suo manager l’onere di dimostrarne l’esistenza. La società che agisce in giudizio può, invece, limitarsi a dimostrare che l’amministratore ha commesso atti che mettono a rischio il patrimonio dell’ente e sembrano contrari al suo obbligo di perseguire lo specifico interesse sociale.

13 maggio 2019

I Reati Ambientali come «presupposto» della responsabilità dell’Ente

Una attenta analisi del rapporto tra criminalità d’impresa e reati ambientali che mette in luce l’inadeguatezza di una tutela penale dell’ambiente fondata esclusivamente sulle responsabilità individuali. Particolare attenzione è dedicata al ruolo dei modelli organizzativi e del sistema sanzionatorio ex D.Lgs. 231/01 nel contrasto alle politiche aziendali anti-ecologiche. Ideale spunto di riflessione per convegni e ricerche.

Dott. Federico Maurizio d'Andrea

10 maggio 2019

Cass. Pen., Sez. V, sent. 10 maggio 2019 n. 19981

BANCAROTTA – PARTICOLARE TENUITÀ DEL DANNO In tema di bancarotta documentale, il giudizio relativo all’attenuante della particolare tenuità del danno patrimoniale non può essere basato sull’ammontare del passivo fallimentare ed alla differenza tra attivo e passivo bensì in relazione al danno causato alla massa creditori. A parere della Suprema Corte, per la sussistenza della attenuante prevista dall’art. 219, terzo comma l.f., il danno deve relazionarsi alla diminuzione globale che la condotta del fallito ha cagionato alla massa attiva che sarebbe stata disponibile se gli illeciti non fossero stati posti in essere.

8 maggio 2019

Cass. Pen., Sez. III, sent. 8 maggio 2019, n. 19646

SICUREZZA SUL LAVORO – POSIZIONE DI GARANZIA – CORRELAZIONE TRA IMPUTAZIONE E SENTENZA: Con la pronuncia in oggetto, la Terza Sezione della Cassazione ha confermato la condanna del Direttore tecnico, dell’appaltatore e del subappaltatore dei lavori per omicidio colposo in relazione all’infortunio letale verificatosi in assenza di un piano coordinato del rischio tale da prevenire le interferenze dovute alla compresenza di più imprese nello stesso cantiere. La Corte si è pronunciata richiamandosi a un consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale, il direttore dei lavori, è titolare di una posizione di garanzia rispetto all’infortunio quando gli viene affidata la possibilità di impartire ordini alle maestranze, sia per convenzione – cioè per una particolare clausola introdotta nel contratto di appalto – sia per fatti concludenti, quando risulti che egli si sia ingerito nell’organizzazione del lavoro. In altre parole, afferma la Corte, vale in ogni caso il principio dell’effettività delle mansioni. Con la stessa pronuncia, inoltre, la Cassazione ha affermato che non costituisce violazione del principio di correlazione tra l’imputazione contestata e la sentenza di condanna la ritenuta sussistenza della responsabilità degli imputati sulla base di una diversa ricostruzione del fatto rispetto a quella contenuta nel capo di imputazione, se non nel caso di una trasformazione radicale degli elementi essenziali della fattispecie in modo che si configuri una reale incertezza sull’oggetto dell’imputazione e, quindi, un effettivo pregiudizio dei diritti della difesa.

8 maggio 2019

Cass. Pen., Sez. III, sent. 8 maggio 2019, n. 19667

DISCARICA ABUSIVA – CONFIGURABILITÀ: Non commette il reato di discarica abusiva di cui all’ art. 256, comma 3, D.Lgs. n. 152/2006, il proprietario dei terreni sui quali terzi estranei scarichino abusivamente rifiuti (anche pericolosi). Lo ha stabilito la Terza Sezione della Corte di Cassazione, evidenziando – nel caso di specie – la buona fede del liquidatore della Società intestataria dei terreni, che aveva fatto installare delle recinzioni – poi divelte – per impedire lo scarico dei rifiuti, denunciando a più riprese i fatti illeciti. La Corte ha altresì precisato che il proprietario dei terreni non ha alcun obbligo giuridico, rilevante ex art. 40, comma 2, c.p., alla rimozione dei rifiuti depositati abusivamente da terzi.

8 maggio 2019

Cass. Pen., Sez. IV, sent. 8 maggio 2019, n. 19387

Responsabilità medica – norma applicabile:

Con la sentenza in oggetto, la Suprema Corte torna a pronunciarsi sugli aspetti penalistici della legge 24/17 ed in particolare sui confini applicativi e sul rapporto con l’art. 3 della legge 189/12.

Come noto, il nuovo art. 590 sexies c.p esclude la punibilità per  l’errore medico che si verifichi nell’esecuzione di linee guida adeguate al caso di specie, se l’errore si è verificato per imperizia e non sia dovuto a colpa grave; la colpa lieve per imperizia esecutiva delimita dunque l’area di irresponsabilità dell’esercente la professione sanitaria, mentre quando sia stata elevata o possa essere elevata imputazione per negligenza o imprudenza l’esimente in oggetto non opera.

Per questa ragione, concludono i Giudici della IV Sezione, ove a carico dei medici emergessero profili di colpa per negligenza, deve applicarsi l’abrogata l. 189/12, in quanto norma più favorevole, ed è dovere dei Giudici di merito verificarne l’eventuale operatività.

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18 aprile 2019

Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale
Audizione del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Prof. Giovanni Tria

"Gentile Presidente On.le Invernizzi, On.li Senatori, On.li Deputati,

sono lieto di prendere parte a questa seduta e di affrontare con voi il tema del federalismo fiscale. E' un tema complesso e di grande rilevanza per il futuro dell'assetto istituzionale del Paese.."

12 ottobre 2018

Un Game per la Ricerca

Serata in favore dell'Associazione "Il Sogno di Ale Onlus Milano”, tenutasi a Milano

Avv. Fabrizio Ventimiglia
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